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Il Principe di Sansevero L'Alchimista del Regno delle Due Sicilie

Museo Cappella Sansevero Via de Sanctis Francesco, 19 (NA)

Il Principe di Sansevero

Museo Cappella Sansevero Via de Sanctis Francesco, 19 (NA)
Accesso al luogo: Pubblico
Stato di Conservazione: Rudere
Accesso con animali: da verificare

Tag: alchimia, arte, cappella, magia, massone, medicina, mistero, napoli, principe, rescuscitare, san gennaro, san severo, sangue, stregoneria, tipografia

Raimondo di Sangro (o de Sangro), VII principe di Sansevero (Torremaggiore, 30 gennaio 1710 – Napoli, 22 marzo 1771), è stato un esoterista, inventore, anatomista, militare, alchimista, massone, letterato e accademico italiano. Nella splendida capitale del Regno delle Due Sicilie, la famiglia Sansevero vive nel palazzo di Piazza San Domenico Maggiore (attualmente al n. 9).

Per il popolino fu semplice far nascere vicende magiche e misteriose che ben presto coinvolsero anche l’erudito e altrettanto misterioso VII Principe di Sansevero, il quale peraltro nulla fece per screditare tali dicerie, e anzi condusse la propria vita di segretezza rinchiudendosi per giorni nei suoi laboratori alchemici, dove studiava e realizzava i suoi esperimenti, i suoi studi e le sue “invenzioni”. Si aggiunga che, nei sotterranei del Palazzo, era stata installata una tipografia che, con i suoi rumori decisamente originali per l’epoca, ben poteva alimentare ulteriori dicerie.

Le attività “inusuali” di Raimondo, pertanto, contribuirono non poco ad alimentare una serie di leggende poco lusinghiere intorno alla sua persona che divenne, col passare del tempo, una figura di primo piano nell’immaginario “magico” della cultura popolare napoletana. Tra le leggende sul suo conto, una diceva, ad esempio, che avesse fatto uccidere sette cardinali e che con le loro ossa e la loro pelle avesse fatto realizzare altrettante sedie; che avesse ucciso una donna che gli si negava, e un nano che la difendeva, “metallizzandone” i corpi; che riuscisse a riprodurre la liquefazione del sangue come avviene per quello di San Gennaro; che avesse fatto resuscitare alcuni gamberetti di fiume essiccati; che ottenesse il sangue dal nulla.

Dalle accuse generiche di alchimia, stregoneria e ateismo, si passò ad altre più particolari e, a quanto è dato di sapere, prive di alcun fondamento, come quella di far rapire poveri e vagabondi per ignobili esperimenti.

Ma la cattiva fama si sparse anche tra le classi elevate, a causa del comportamento tenuto nei confronti dei suoi confratelli massoni, da lui denunciati all’autorità giudiziaria, comportamento che gli valse una sorta di   damnatio memoriae  da parte delle logge di mezza Europa.

Quella delle invenzioni del di Sangro è una questione controversa, giacché alcune sono testimoniate soltanto dalla Lettera Apologetica, scritta dal principe medesimo. Fatta questa premessa, ecco un elenco delle “invenzioni” più conosciute a lui attribuite (o auto-attribuitesi):

  • Macchine anatomiche: è forse l’unica che sia giunta sino a noi. Si tratta di due modelli anatomici di grandezza naturale costituiti da due scheletri umani (una donna e un uomo) su cui è incastellato il solo albero sanguigno di colore differenziato blu e rosso. Leggenda vuole che il Principe avesse ottenuto tale “metallizzazione” del circuito sanguigno “iniettando” un composto di sua invenzione, e poiché l’unica “pompa” in grado di spingere il liquido fin nei capillari più sottili è il cuore, è probabile che i due malcapitati fossero ancora vivi quando tale esperimento venne eseguito.

Occorre rammentare che all’epoca non era stata ancora inventata la siringa ipodermica. Le due “macchine”, originariamente nel laboratorio del Principe e attualmente nella “Cavea Sotterranea” della Cappella Sansevero, sarebbero state di fatto realizzate da un anatomista palermitano, Giuseppe Salerno, come risulta da un contratto ancora oggi conservato all’archivio notarile di Napoli. Partendo da due scheletri umani, il Principe si impegnava a fornire al medico fil di ferro e cera colorata (secondo un metodo di sua invenzione) per ricostruire l’albero circolatorio e dare così un valido modello didattico ai non esperti medici dell’epoca. In origine la “macchina” femminile presentava anche un feto che però negli anni ’60 del ‘900 è stato trafugato.

  • Marmi alchemici: nella sua ricerca alchemica il Sansevero avrebbe inventato parecchie sostanze chimiche tra cui stucchi, mastici madreperlacei usati per costruire cornicioni e capitelli, e un tipo di marmo sintetico che, versato allo stato fuso in apposite canaline, avrebbe formato un “cordone” bianco marmoreo, ininterrotto, che decorava il pavimento della cappella di famiglia (ancora oggi in parte visibile). Si è anche fantasticato su un possibile suo procedimento per marmorizzare i tessuti. Prova ne sarebbe la scultura del “Cristo Velato”, nella medesima cappella, dove il corpo appare coperto da un velo di marmo trasparente. Su questa invenzione però, non ci sono prove e l’effetto del velo sembra essere dovuto solo all’abilità dello scultore, Giuseppe Sammartino.
  • Trasudazione delle statue: pare che il principe fosse riuscito a scoprire un procedimento grazie al quale riusciva a far sì che un liquido simile alle lacrime fuoriuscisse dai marmi di cui erano costituite. Sembra che tale fenomeno sia ancora oggi visibile in una delle statue poste di fianco all’altare della Cappella Sansevero.
  • Epigrafia al negativo: anziché scolpire le scritte, queste sarebbero state ricoperte con una pasta a base di paraffina che le avrebbe protette dal bagno d’acido cui l’intera lapide veniva sottoposta, ottenendo così scritte in rilievo come è evidenziato, peraltro, dalla stessa lapide del suo monumento funebre.
  • Lume eterno: testimoniata da alcune lettere di Raimondo a studiosi dell’epoca, sarebbe stata una mistura ottenuta dalla triturazione delle ossa di un teschio e forse costituita da una miscela di fosfato di calcio e fosforo ad alta concentrazione. Tale miscela avrebbe avuto la capacità di bruciare molto lentamente e di consumare pochissima materia.
  • Carbone alchemico: una mistura di sostanze di origine animale e vegetale, in grado di bruciare senza produrre cenere.
  • Gemme artificiali: Raimondo avrebbe trovato il modo di imitare le vere gemme usando delle normali pietre in marmo bianco, colorate però con un procedimento del tutto nuovo, tale che non le si sarebbe potute distinguere dalle gemme vere.
  • Sangue di San Gennaro: il Principe sarebbe riuscito a produrre una sostanza in grado di comportarsi esattamente come quella ritenuta essere il sangue di san Gennaro.
  • Carta ignifuga: sarebbe stata di lana da una parte e di seta dall’altra, con la proprietà di non prendere fuoco.
  • Altri presunti procedimenti: plasticizzazione a freddo di metalli, metallizzazione e pietrificazione di materie molli, nuovi processi di colorazione di marmi e vetri.
  • Pirotecnica: per la realizzazione di fuochi d’artificio a più colori, inventando quelli di colore verde.

Autore:


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