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La maledizione di Cà Dario Il Palazzo stregato sul Canal Grande

Cà Dario venezia (VE)

La maledizione di Cà Dario

Cà Dario venezia (VE)
Accesso al luogo: Privato
Stato di Conservazione: Buono
Accesso con animali: da verificare

Tag: fantasmi, maledizione, pentacolo, suicidi, templari

Ca’ Dario è un palazzo di Venezia situato nel sestiere di Dorsoduro che si affaccia direttamente sul Canal Grande. L’edificio è famoso per la presunta maledizione che graverebbe su di esso: secondo la leggenda, infatti, i suoi proprietari sarebbero destinati, i più fortunati, a fare bancarotta, gli altri a morire di morte violenta. Questo splendido edificio sul Canal Grande fu fatto costruire dal mercante Giovanni Dario come dono di nozze per la figlia Marietta. Tutti i veneziani sanno che porta male e che i proprietari, prima o poi, fanno una brutta fine. La bellezza architettonica di Ca’ Dario contrasta con la sua fama di palazzo maledetto, nomea conferitale dal tragico destino che ha accomunato molti dei suoi proprietari. Marietta, la figlia di Giovanni Dario, si suicidò a seguito del tracollo finanziario del marito Vincenzo Barbaro, che morì accoltellato. Tragica fine anche per il loro figlio Giacomo, che morì in un agguato a Candia, nell’isola di Creta. Queste tre morti fecero scalpore fra i veneziani, che anagrammarono l’iscrizione posta sulla facciata, trasformandola da VRBIS GENIO IOANNES DARIVS a SVB RVINA INSIDIOSA GENERO (in latino, “io genero sotto una insidiosa rovina”). I discendenti della famiglia Barbaro ereditarono il palazzo fino all’inizio del XIX secolo, quando Alessandro Barbaro lo vendette ad Arbit Abdoll, un commerciante armeno di pietre preziose, che fece bancarotta poco dopo aver preso possesso della dimora. Abdoll, nel 1838 fu costretto a vendere Ca’ Dario per 480 sterline all’inglese Rawdon Brown il quale, a sua volta, lo rivendette quattro anni dopo per mancanza di denaro per ristrutturarlo. L’edificio venne poi acquistato da un conte ungherese e rivenduto a un ricco irlandese, tale signor Marshall, per essere comprato nel 1896 dalla contessa Isabelle Gontran de la Baume-Pluvinel, che lo fece restaurare, e dalla sua amica Augustine Bulteau. Ospitò il poeta francese Henri de Régnier, invitato dalla contessa de la Baume-Pluvinel, finché una grave malattia non ne interruppe i soggiorni veneziani. Nel dopoguerra Ca’ Dario fu acquistata da Charles Briggs, un miliardario americano, che fu però costretto a fuggire da Venezia a causa delle continue voci sulla sua omosessualità rifugiandosi in Messico, dove il suo amante si suicidò. Rimasta a lungo senza proprietario, nel 1964 fra i possibili acquirenti si fece avanti il tenore Mario Del Monaco, che però ruppe le trattative quando, mentre si stava recando a Venezia per ultimare i dettagli del contratto, rimase vittima di un grave incidente stradale che lo costrinse a una lunga riabilitazione e lo fece desistere dall’acquisto. Pochi anni dopo Ca’ Dario venne acquistata dal conte torinese Filippo Giordano delle Lanze, il quale venne ucciso all’interno del palazzo, nel 1970, da un marinaio croato di nome Raul Blasich, con il quale intratteneva una relazione. Blasich, in seguito, fuggì a Londra, dove venne a sua volta assassinato. Il palazzo venne poi acquistato da Christopher “Kit” Lambert, manager del complesso rock The Who, innamoratosi del suo aspetto romantico e malinconico. In tale ambiente la sua dipendenza dagli stupefacenti si aggravò a tal punto da minare, nel 1974, i suoi rapporti con la band, e da causare il suo arresto per detenzione di droga con conseguente tracollo finanziario. Pur sostenendo di non credere alla maledizione, Lambert aveva confidato ad alcuni amici di dormire nel chiosco dei gondolieri del vicino Hotel Gritti per «sfuggire ai fantasmi che nel Palazzo lo perseguitavano». Nel 1978, tre anni prima della sua morte, Kit Lambert vendette Ca’ Dario a un uomo d’affari veneziano, Fabrizio Ferrari, che vi si trasferì con la sorella Nicoletta, la quale morì in uno strano incidente stradale senza testimoni. Fabrizio Ferrari, dopo poco tempo, fu coinvolto in un crack finanziario e venne anche arrestato con l’accusa di aver picchiato una modella. Alla fine degli anni Ottanta il palazzo venne acquistato dal finanziere Raul Gardini, intenzionato a farne dono alla figlia. Gardini, dopo una serie di rovesci economici e il coinvolgimento nello scandalo di Tangentopoli, si suicidò nel 1993 in circostanze mai del tutto chiarite. Dopo la morte di Gardini nessuno volle più comprare Ca’ Dario, al punto che la prima società di intermediazione che aveva ricevuto il mandato per la vendita si arrese e rimise l’incarico. Alla fine degli anni Novanta il regista e attore Woody Allen pareva intenzionato all’acquisto dell’edificio, ma desistette. Nel 2002, una settimana dopo aver affittato Ca’ Dario per una vacanza a Venezia, il bassista John Entwistle morì di infarto. Nel 2006 la proprietà passò a una società americana in rappresentanza di un acquirente ignoto ed è attualmente in fase di restauro. Molta gente sostiene che lo stabile sia una delle case più infestate di Venezia e forse del nord Italia, popolata ancora dagli spettri dei suoi ex proprietari, alcuni sostengono anche che questi malefici effluvi si scatenino perché essa è costruita su un vecchio cimitero Templare (di cui non abbiamo prove), o per via di un pentacolo posto a protezione sulla casa a fianco che devi i malefici a lei destinata su Cà Dario. Curiosità: Nel 1908 Claude Monet utilizzò Ca’ Dario come soggetto per una serie di dipinti tipicamente impressionisti: tutti dalla stessa prospettiva, ma con condizioni di luce diverse. Uno degli ultimi interventi di restauro, sistemazione e arredo degli interni è stato eseguito nel 1977 da Giorgio Pes, arredatore del film Il Gattopardo. Invece Gabriele d’Annunzio la descrive come « una vecchia cortigiana piegata sotto il peso dei suoi monili ».

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