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I Misteri di Fumone Il Castello e i suoi spettri

Castello di Fumone,Via Umberto I - 27, Fumone, (FR)

I Misteri di Fumone

Castello di Fumone,Via Umberto I - 27, Fumone, (FR)
Accesso al luogo: Pubblico
Stato di Conservazione: Ottimo
Orario: fare riferimento al sito internet
Accesso con animali: consentito

Tag: castello, fantasma, imbalsamazione, papa, pozzo, prigionia, supplizio, torture, vergini

La Rocca di Fumone è una piazzaforte a strapiombo sull’orlo di un precipizio, in provincia di Frosinone.
Più volte utilizzato come prigione, il castello conserva la memoria di sotterranei con nascondigli e trabocchetti. Tra le sue possenti mura si nascondono molti misteri, diverse presenze e truci delitti.

Gregorio VIII

Nel 1121 il castello di Fumone fu luogo di prigionia e di morte per Maurizio Bordino, antipapa francese conosciuto anche con il nome di Gregorio VIII, che venne condotto a Fumone da papa Callisto II; il corpo dell’antipapa sepolto nel castello non venne mai più ritrovato.

L’episodio più importante a livello storico avvenuto nel castello di Fumone porta la data 1295, quando vi fu rinchiuso  il santo Papa Celestino V, che vi morì dopo dieci mesi di dura prigionia.
Celestino V fu eletto papa all’età di 86 anni dopo 30 mesi di conclavi andati a vuoto. Il suo nome fu scelto per via della sua santa vita, per la fama che godeva come dispensatore di miracoli e soprattutto per ragioni politiche, vista l’impossibilità per le famiglie cardinalizie dominanti, i Colonna e gli Orsini, di trovare un accordo. Ma la scelta dei cardinali di puntare su di lui si rivelò un errore.

Callisto II

Callisto II

Il pontificato di Celestino durò pochi mesi,  il suo animo puro entrò presto in contrasto con le decisioni politiche che spesso dovevano essere fatte nell’interesse della Chiesa, e dopo un tormentoso travaglio Celestino V rinunciò alla tiara abdicando. Al suo posto venne eletto papa Bonifacio VIII.

Il nuovo pontefice, resosi presto conto della’illegittimità della sua elezione decise di rinchiuderlo in una prigione pontificia di massima sicurezza. Fu così che venne portato e rinchiuso nel Castello di Fumone, dove morì lentamente avvelenato e torturato il 19 maggio 1296. Uno studio radiologico svoltosi nel 1988 rivelerebbe e confermerebbe che il suo teschio presenta un foro di entrata, come se lo stesso fosse stato trapassato da un chiodo, e che la causa di morte del pontefice sia stata proprio questa, attribuibile ad un oggetto appuntito.

Celestino V

Celestino V

La leggenda narra che nel momento esatto della morte di Celestino, tra strazianti grida di dolore, in cielo apparve un’enorme croce proprio sopra il castello. Da allora alcuni testimoni raccontano che nelle notti più buie e tenebrose, si odano ancora i lancinanti lamenti del Santo Padre.

Come dicevamo prima, nel castello non vi è solo questa presenza, ma anche lo spettro del piccolo “marchesino” Francesco Longhi.

Francesco era l’unico erede maschio della famiglia Longhi e avrebbe quindi acquisito l’intera eredità secondo la regola della primogenitura maschile.

La madre aveva dato alla luce ben sette figlie femmine che, crescendo, non si rassegnarono ai privilegi di Francesco e misero in atto un tremendo piano di vendetta. Gli misero dell’arsenico nel cibo ed il piccolo morì tra atroci sofferenze all’età di soli tre anni.

Marchesino Francesco Longhi

Il marchesino Francesco Longhi

Le spoglie furono imbalsamate con la cera per ordine della madre disperata, che non lo volle seppellire nel tentativo di tenerlo per sempre accanto a sé. Il corpo del piccolo è esposto in una teca conservata nel castello ed è visibile al pubblico. La tecnica che fu utilizzata per conservare il corpo del bimbo non è chiara, ed il medico che la eseguì morì subito dopo in circostanze misteriose.

La madre non seppe mai la verità, e morì nella convinzione che il suo figlio prediletto fosse morto di polmonite. La duchessa Emilia Caetani, afflitta dal dolore, volle cancellare per sempre la felicità dalle mura del castello, facendo addirittura ridipingere tutti i quadri appesi nel castello che ritraessero espressioni gioconde o raffiguranti momenti di gioia.

Un ritratto nel quale la donna portava un vestito bianco, per esempio, venne modificato. L’abito fu dipinto di nero e fu coperta la collana. Fra le mani comparve una piccola culla con dentro l’effigie del suo amato pargolo. Soltanto dopo la morte di quest’ultima una delle figlie confessò il misfatto.

La Marchesa Emilia Caetani Longhi

La Marchesa Emilia Caetani Longhi

Furono eseguite delle indagini sui capelli del corpo imbalsamato del bimbo e furono effettivamente trovate tracce di arsenico.

Da allora sembra che il fantasma della duchessa si aggiri senza pace tra le mura del castello e che ogni notte vada nella stanza dove è custodito il corpo del fanciullo per abbracciarlo e coccolarlo, infatti si sentirebbero provenire dalla stanza nenie e singhiozzi.

Lo stesso “marchesino” ogni tanto si diverte a spostare o nascondere gli oggetti con i quali era avvezzo a giocare custoditi all’interno della teca.

Nel Castello vennero commessi altri crimini, come quelli legati al “Pozzo delle Vergini”, un pozzo stretto e profondo dove venivano gettate le ragazze appena sposate che giungevano “impure” al cospetto del proprietario del castello. Il signorotto locale imponeva lo “jus primae noctis”, ovvero il “diritto della prima notte” che non era una legge, ma il signore poteva usufruirne se gli aggradava, senza che nessuno potesse fare qualcosa per impedirlo. Le giovani ragazze che prendevano marito dovevano trascorrere la prima notte dopo le nozze nel letto del signore, e se costui non ne constatava la purezza, le gettava nel pozzo, dove trovavano una morte atroce, accompagnata da urla strazianti e spesso da una lenta agonia.

 

Sul fondo del pozzo sono state rinvenute molte ossa umane femminili, il che confermerebbe che questa barbarie venisse effettivamente perpetrata.

Telefono: +393474381399
Sito internet: www.castellodifumone.it

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