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Gli #Scheletri #Ingioiellati

PREMESSA STORICA

Il XVI secolo fu un pessimo secolo per la Chiesa cattolica: Lutero mosse la popolazione tedesca contro l’opulenza dell’Urbe; in Svizzera e parte della Francia fecero similmente i calvinisti; vide l’avvio delle costruzioni della nuova basilica di San Pietro (verrà consacrata nel 1626 da papa Urbano VIII, 121 anni dopo l’inizio dei lavori)  che rappresentò uno sforzo economico ingente per la chiesa; nel 1534 Enrico VIII, Re d’Inghilterra, si nominò capo della chiesa anglicana, con un atto approvato dal parlamento, determinando la frattura definitiva con la Chiesa di Roma.

Il XVI secolo fu davvero un pessimo secolo per la Chiesa cattolica.


IL CASO DEGLI SCHELETRI INGIOIELLATI

Eppure il cattolicesimo non demordeva, magari con mezzi non proprio convenzionali. Nel 1578 venne scoperta una imponente nuova catacomba nel sottosuolo di Roma (non era certo una novità, ma era la più grande di quei secoli) ed il mondo ecclesiastico decise di sfruttare la situazione. Erano tutti cristiani, dell’epoca proto-cristiana dei primi secoli dopo la nascita di Cristo, “Corpi Santi” che, in un’epoca in cui non c’era la televisione, la radio e, tanto meno internet, potevano far proselitismo in luoghi in cui il cattolicesimo era in difficoltà. Per tutto il ‘600 si disseppellivano martiri cristiani dalle catacombe, le cronache narrano di papi che si calavano sotto il suolo per consacrare scheletri che avessero un minimo segno di morte violenta, bastava una macchiolina di sangue coagulato, un osso spezzato, un nonnulla. Se proprio non c’era un minimo segno (non per forza i proto-cristiani dovevano essere morti causa le persecuzioni, molti morivano anche di morte naturale) ci si affidava a preti “speciali”, col dono di parlare coi morti, per poter indagare sul passato dello scheletro.

Cosa facevano con questi scheletri poi? Venivano ingioiellati facendone una macabra opera d’arte (l’ingioiellare era fine a far intendere ai fedeli delle cose belle che sarebbero venute ai buoni cattolici non peccatori dopo la morte) e poi mandati nelle poche chiese papali rimaste in Germania, dove la popolazione in nome del Protestantesimo aveva distrutto buona parte delle reliquie dei Santi, per cercare di riconquistare almeno in parte dei fedeli.

LEGGENDE

Era ovvio che una cosa così particolare e macabra non facesse sorgere storie o superstizioni. Poche sono giunte ai giorni nostri, come molte sono nate a livello popolare locale nei posti dove questi scheletri sono tuttora presenti. Ve ne riportiamo due.

Uno dei preparatori dei Corpi Santi si chiamava Adalbart Eder, un vero e proprio artista della lavorazione dell’oro e nell’incesellazione di pietre preziose. Raccontò lui stesso che dopo una mattina d’intenso lavoro si ritrovò davanti ad uno scheletro che lo mise in difficoltà, non sapeva proprio che posa dare al martire. Mirava e rimirava lo scheletro, ma non gli venivano spunti. Trovatosi in un’impasse per lui imbarazzante, preso dallo sconforto chiese direttamente allo scheletro quale fosse la posa a lui più congeniale. Sconfortato decise di lasciare da parte il lavoro e recarsi a pranzo per ricominciare nel primo pomeriggio, forse dopo un po’ di riposo sarebbe riuscito ad avere una ispirazione. Quando ritornò davanti allo scheletro vide qualcosa che lo colpì profondamente, lo scheletro si era messo in posa da solo. Lo spirito del defunto, antico proprietario di quello scheletro, l’aveva ascoltato.

Pare che papa Gregorio XVI nel 1836 scoprì le pratiche dell’epoca dei Corpi Santi e ne fu molto incuriosito. in particolar modo il suo interesse verteva sui preti dotati di doti psichiche che parlavano coi morti. studiò il rituale e cercò di metterlo in atto accompagnandolo con una preghiera allo Spirito Santo. Quello che fu il risultato non è dato a sapersi.

di Omar Fabbri

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